8 strategie per evitare gli alimenti irraggiati


Evitare gli alimenti irraggiatiPrima di arrivare ad identificare le 8 strategie per evitare gli alimenti irraggiati riportate nel presente articolo, ho spiegato in cosa consiste e quali modifiche comporta l’irraggiamento degli alimenti.

Ho anche analizzato la situazione dei cibi irradiati in Italia, in Europa e nel resto del mondo, proprio per capire nel dettaglio la portata che questo trattamento ha assunto.

Ora, tenendo conto delle informazioni già fornite e di altre che vedremo a breve, provo ad elencare le diverse tattiche che possono risultare utili per raggiungere l’obiettivo di evitare gli alimenti irraggiati.

1- Produrre il proprio cibo consente di evitare gli alimenti irraggiati

So che per molte persone può non risultare fattibile, ma non posso non riportare, in prima posizione, la scelta elettiva e più sicura per evitare qualsiasi sofisticazione non voluta del cibo.

Tornare alla Natura, coltivare la terra, far crescere l’orto ed il frutteto, rappresentano quanto di meglio possiamo fare per noi stessi, soprattutto se si vive in località a basso inquinamento ambientale.

Se questo non è possibile, possiamo dedicarci a qualche vaso in terrazzo o in veranda. Se non abbiamo neanche questi spazi, è sempre possibile coltivare qualche erba aromatica sul balcone.

Qualcosa è sempre meglio di niente.

Negli articoli precedenti abbiamo avuto modo di constatare come le erbe e le spezie essiccate siano in assoluto gli alimenti più irraggiati nel mondo.

E spesso le spezie che abbiamo in cucina non sono di produzione italiana…

2- Comprare cibo locale aiuta ad evitare gli alimenti irraggiati

Ecco un motivo in più per acquistare dai piccoli produttori locali.

Dopo l’auto-produzione, questa è sicuramente la scelta migliore per avere un cibo più fresco e meno manipolato.

Scegliendo questa opzione, non solo facciamo un enorme favore a noi stessi, ma anche all’ambiente, che non riceve surplus di gas di scarico e di pesticidi.

Come si può rilevare dai riferimenti dei precedenti articoli, l’unico reattore autorizzato per l’irraggiamento dei cibi in Italia si trova a Minerbio, in provincia di Bologna.

Più il produttore è piccolo, meno soldi spenderà per portare la propria merce, anche se autorizzata, in quella determinata zona per farlo “pastorizzare a freddo”.

3- Comprare cibo coltivato e prodotto in Italia

Come abbiamo visto, l‘attuale normativa italiana consente di irradiare solamente pochi alimenti: aglio, cipolla, patate ed erbe e spezie essiccate.

Dalla relazione 2016 della Commissione Europea si rileva, inoltre, che nel 2015 in Italia non è stato irradiato nessun alimento.

Trovo che questo dato sia consolante e rappresenti una spinta ulteriore a prediligere prodotti italiani.

Se compriamo i cibi sopra elencati (a rischio perché già autorizzati) dai piccoli produttori locali o, ancora meglio, li coltiviamo nell’orto o sul balcone, possiamo, a mio parere, stare tranquilli per quanto riguarda il resto della produzione italiana.

Detta produzione è, ovviamente, intesa come la totalità della filiera produttiva: non solo come prodotto finito, ma anche come materie prime.

4- Leggere attentamente l’etichetta sui prodotti importati

Se vogliamo evitare gli alimenti irraggiati, è importante concentrare l’attenzione sui cibi importati.

Nel precedente articolo abbiamo visto per quante e quali derrate sia autorizzato il trattamento irradiante a livello europeo, addirittura suddivise per nazione.

simbolo per evitare gli alimenti irraggiatiI prodotti irradiati europei dovrebbero, però, essere adeguatamente etichettati con il simbolo che vedete qui a fianco (che è stato denominato “radura“) e la dicitura “irradiato”.

Non mi sorprende più di tanto che per tale simbolo siano stati scelti un colore ed una grafica altamente ingannevole, che fanno istintivamente pensare ad un cibo sano, naturale e vegetale… Ma questo mi mette ancora più in guardia.

L’Italia, sulla base di direttive dell’Unione Europea, prevede dei controlli post produzione sulla corretta etichettatura e sull’utilizzo di soli reattori autorizzati al trattamento.

Sempre dalla relazione 2016 della Commissione Europea possiamo vedere che le infrazioni, nel 2015, sono state (a detta dei relatori) minime, a parte il problema dell’etichettatura degli integratori inglesi già riportato.

Secondo tali dati, vi è un’altissima probabilità (circa il 98%) che dalla lettura dell’etichetta noi veniamo a sapere sia se il prodotto è stato irradiato integralmente, sia se uno dei suoi costituenti (nel caso di preparazioni multi-ingrediente) ha subito questo trattamento.

Personalmente, facendo una ricerca sugli scaffali di supermercati comuni e biologici, non sono ancora riuscita a vedere con i miei occhi un prodotto ufficialmente irradiato e contrassegnato come tale.

Non so a voi, ma a me la totale assenza di queste fantomatiche etichette preoccupa più dell’esistenza stessa dei prodotti irradiati!

In ogni caso, è importante verificare sempre la provenienza di ciò che si sta acquistando.

Se il prodotto è contrassegnato come “agricoltura UE”, una via possibile è quella di evitare le derrate “a rischio” autorizzate all’irraggiamento nei rispettivi Paesi.

Purtroppo, la normativa, in questo periodo, non risulta ancora chiarissima perché in fase di adeguamento.

5- Per cereali, legumi ed alcuni semi, fare la prova di germogliazione

I cereali ed i legumi secchi sono tra gli alimenti a più alto rischio di irradiazione, perché il trattamento allunga considerevolmente la loro durata sugli scaffali dei supermercati.

Come abbiamo visto nel primo articolo della serie, però, le radiazioni ionizzanti rompono le macromolecole presenti nel cibo e, proprio al pari della cottura, lo rendono un cibo non più vitale.

Ne consegue che tutte le tipologie di chicco e di semi non sono più in grado di germogliare. Messe in acqua per qualche giorno, andranno direttamente a marcire.

Questa è una prova pressoché certa che almeno quel lotto è stato irradiato, anche se in etichetta non dovesse risultare.

Teoricamente, questo potrebbe succedere solamente con prodotti importati da paesi non UE, partendo dal presupposto che le ditte che confezionano i prodotti qui in Italia e si riforniscono con agricoltura non UE lo dichiarino sempre in etichetta.

Ho voluto fare una panoramica mondiale degli stati che utilizzano l’irraggiamento come profilassi di routine anche per questo motivo.

evitare gli alimenti irraggiati esotici

6- Preferire i prodotti esotici di produzione siciliana

La nota dolente della questione irraggiamento sono proprio loro: i prodotti esotici.

Sono quelli che arrivano da più lontano, a rischio deperimento per il lungo trasporto.

Talvolta si sceglie di irraggiare per abbassare proprio i costi di trasporto, come si è già fatto per la fornitura USA di avocado tailandesi, che hanno potuto viaggiare per mare invece che per via aerea.

Non si salvano neanche i mango indiani; banane, fragole, noci e tutta la frutta a guscio sudamericana; i fichi messicani, gli ananas del Perù, le papaye delle Hawaii ed i litchees della Repubblica Dominicana (nell’articolo precedente trovi gli elenchi completi, relativi al 2016).

Vale la pena, a mio parere, valutare l’acquisto di prodotti di origine siciliana, che non vengono irradiati, in quanto italiani e in quanto assai distanti dall’unico reattore.

In Sicilia si producono e vengono venduti online ottimi avocado, annona, lime, ed anche banane ed altri prodotti tipicamente esotici ed equatoriali.

Gli avocado sono già reperibili in alcune catene di supermercati in Italia (in Sardegna, purtroppo, ancora non ne ho trovati).

Se noi consumatori facciamo sentire la nostra voce orientando la scelta verso i prodotti siciliani, sempre più catene di supermercati sceglieranno di rifornirsi con quei prodotti invece che altri.

7- Evitare gli integratori

In generale, è assolutamente meglio integrare con i giusti alimenti, inseriti in una dieta equilibrata, piuttosto che mediante integratori specifici, soprattutto quelli di sintesi.

Questa è una cosa che ho sempre sostenuto.

Ora il mio consiglio si estende, con rinnovato vigore, anche a quelli di origine vegetale.

I vegetali essiccati destinati alla produzione di integratori alimentari vengono irraggiati, dichiaratamente o meno, praticamente in tutto il mondo.

Come ho riportato nel precedente articolo, gli integratori alimentari di origine vegetale sono anche pesantemente implicati in grosse mancanze riguardo la corretta etichettatura.

Nessuna sostanza isolata, tanto meno se trattata tramite alte temperature o radiazioni, può sostituire un’alimentazione bilanciata, costituita in grande prevalenza da cibi non processati, crudi e vitali.

8- Per evitare gli alimenti irraggiati può essere di aiuto comprare prodotti biologici

L’articolo 10 del Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio dell’Unione Europea, del 28 Giugno 2007, dichiara: “È vietato l’uso di radiazioni ionizzanti per il trattamento di alimenti o mangimi biologici, o di materie prime utilizzate in alimenti o mangimi biologici”.

Mi rendo conto che questo punto può non rassicurare le persone già diffidenti verso il biologico.

Ritengo, però, che il fatto che esista questa norma sia comunque positivo e consenta, abbinato ad altre strategie tra quelle qui elencate, di identificare più facilmente i prodotti e le aziende di cui potersi fidare.

Se il prodotto che sto decidendo se comprare o no risulta di agricoltura UE, ma è un alimento composto da diversi ingredienti e non riesco ad identificare la provenienza di tutti, il fatto che si tratti di un prodotto biologico può risultare rassicurante.

Oppure, se voglio valutare un chicco o un seme di provenienza non UE mediante il metodo della germogliazione, puntare su un prodotto biologico può servire a fare un minor numero di tentativi prima di trovare quello ideale.

Come evitare gli alimenti irraggiati

In conclusione, al giorno d’oggi sembra davvero di non potersi fidare più di niente e di nessuno.

In effetti, ad un certo livello, è così.

La società nella quale stiamo vivendo spinge alla globalizzazione ed alla depersonalizzazione del prodotto, a massimizzare i bisogni indotti per acquistare e consumare sempre di più.

Invece, la strada per ritrovare genuinità e salute è proprio esattamente opposta: è quella delle relazioni (con gli amici, i parenti, ma anche con i produttori), dell’auto-produzione (orto in casa, giardino con alberi da frutta), della semplicità e della stagionalità.

Articolo di Megliocrudo.it: citazioni del testo possono essere fatte liberamente solo se si indica chiaramente che l’autore è megliocrudo.it e si inserisce un link che rimandi al contenuto originale su questo sito. Non è permessa la copia di interi articoli; per citazione si intende un estratto dal testo che non superi il 40% del medesimo.

Riferimenti:
Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea L 189/1 del 20.7.2007

Per approfondire:
Stefano Liberti – I signori del cibo
Grazia Cacciola – Il tuo orto sul balcone easy
John Seymour – Il grande libro dell’autosufficienza
Margit Rusch – Permacultura per l’orto e il giardino

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