Cibi irradiati – la situazione in Italia, in Europa e a livello mondiale


cibi irradiati - situazioneNell’articolo precedente ho parlato in generale dei cibi irradiati, del processo e dei danni che subiscono, sopratutto per quanto riguarda il profilo nutrizionale.

In questo, andiamo a vedere come stanno le cose in Italia ed in Europa, ma anche nel resto del mondo. La globalizzazione galoppante, infatti, non ci consente di sentirci al sicuro entro i nostri confini ed è bene conoscere anche la situazione estera.

D’altronde, molti cibi esotici e provenienti da parti lontanissime del globo fanno ormai parte della nostra alimentazione quotidiana. Mi riferisco alle banane, agli avocado, al curry, agli ananas, solo per citarne alcuni della corposa lista.

L’articolo è risultato piuttosto lungo perché ritengo importante riportare una panoramica esaustiva della situazione. Soprattutto per avere un’idea il più fedele possibile di quanto il trattamento con radiazioni ionizzanti sia, ad oggi, estremamente diffuso.

La situazione dei cibi irradiati in Italia

In Italia la normativa attuale consente che si possano irraggiare aglio, cipolla, patate ed erbe aromatiche secche.

Esiste una sola stazione di trattamento autorizzata, a Minerbio, in provincia di Bologna.

Dalla relazione della Commissione Europea del 2016, relativa all’anno 2015, risulta che, fino a quella data, non sia stato irraggiato nessun alimento, neanche quelli autorizzati.

Il problema sussiste, invece, ed è quanto mai pressante per i prodotti importati.

Gli alimenti che provengono dall’Unione Europea (UE), devono rispettare le norme di legge di quest’ultima che, complessivamente, consente l’irraggiamento di una lista di prodotti decisamente più lunga.

L’Italia non può porre restrizioni all’importazione di un prodotto europeo, che per risultare a norma deve, però, essere correttamente etichettato, sia che venga irradiato in toto, sia che contenga solo alcuni degli ingredienti irradiati.

L’Unione Europea ed i cibi irradiati

Alla fine del 2015, i Paesi europei dotati di impianti autorizzati all’irraggiamento degli alimenti erano 14 (più la Norvegia), con un totale di 28 centri operativi.

Quelli che l’hanno praticata attivamente sono risultati 11 (compresa la Norvegia); alcuni non hanno irraggiato nessun cibo, pur avendo l’autorizzazione (sempre limitatamente a determinati alimenti), tra i quali l’Italia.

La quantità totale di prodotti trattati in ambito UE nell’anno 2015 è stata stimata, complessivamente, in 5686 tonnellate.

Le nazioni più attive nel produrre cibi irradiati sono state il Belgio, con il 68,9% della quantità sopra riportata, ed i Paesi Bassi, con l’11,1%.

I cibi irradiati in Europa

L’elenco complessivo dei cibi autorizzati a subire l’irraggiamento nella UE è il seguente:

erbe aromatiche surgelate, patate, igname, cipolle, agli, scalogni, ortaggi, legumi, frutta (compresi funghi, pomodori, rabarbaro), fragole, prodotti ortofrutticoli secchi, cereali, frutta secca, fiocchi e germi di cereali per prodotti lattiero-caseari, fiocchi derivati da cereali, farina di riso, gomma arabica, carne di pollo, pollame (volatili domestici, oche, anatre, galline, faraone, piccioni, quaglie e tacchini), carne di pollo separata meccanicamente, frattaglie di pollame, cosce di rana congelate, sangue, plasma e coagulati essiccati, pesci e frutti di mare (compresi anguille, crostacei e molluschi), gamberi decorticati o decapitati surgelati, gamberi, albume d’uovo, caseina, caseinati.

I Paesi autorizzati a produrre una lista più ampia di cibi irradiati, perché la normativa di detti Stati ha preceduto quella comunitaria, sono:

Belgio, Estonia, Francia, Germania, Polonia, Romania, Spagna e Ungheria, relativamente ad erbe, spezie ed ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Belgio e Francia possono irradiare anche pesci, molluschi, crostacei, cosce di rana e pollame.

Il Regno Unito può irraggiare pesci, molluschi, crostacei e pollame; la Croazia pesci, molluschi, crostacei e cosce di rana.

I Paesi Bassi e la Repubblica Ceca, oltre ad erbe, spezie ed ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, possono applicare l’irraggiamento anche a funghi essiccati, frutta essiccata e frutta a guscio, nonché pesci, molluschi, crostacei, cosce di rana e pollame.

I cibi irradiati nel resto del mondo

Negli ultimi due-tre anni il numero dei centri di irraggiamento nel mondo è aumentato vertiginosamente.

Gli Stati Uniti hanno posto l’irraggiamento dei cibi come condizione per l’esportazione, ma anche e soprattutto per l’importazione da altre nazioni.

Ne consegue che eventuali trattati transoceanici potrebbero portare l’Europa ad uniformarsi a queste direttive, assai più permissive di quelle attualmente vigenti nella UE

mango tra i cibi irradiati

Dal Piano Nazionale di controllo ufficiale sugli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti, del Ministero della Salute italiano, per gli anni 2015-2018, si evince che i cibi maggiormente a rischio (quelli su cui si concentrano i controlli) sono:

  • vongole, cozze e ostriche, seppie, calamari e polpi non eviscerati

  • cosce di rana

  • gamberi, gamberetti e scampi non eviscerati

  • pesci con lisca (merluzzi e/o sgombri e/o tonni)

  • pollame

  • ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari

  • estratti vegetali, parti di piante (foglie, radici, ecc.)

  • cereali in grani (mais, frumento, riso)

  • frutta a guscio (pistacchi, noci, arachidi, nocciole, castagne, mandorle)

  • frutta essiccata (fichi, uvetta)

  • frutta fresca (fragole, mirtilli, ribes, more, papaya, avocado, mango)

  • aglio, cipolle, patate

Ma, in realtà, i cibi potenzialmente irradiati non si esauriscono in questa lista…

Secondo informazioni in lingua inglese attinte dalla rete, da fonti verosimilmente pro-irraggiamento,  gli alimenti più irradiati nel mondo risultano essere:

cereali, frumento, spezie in genere, pollo, pesce, gamberetti, uova in polvere, semi di cacao, datteri, legumi, mango, fragole, banane, frutta secca, funghi, indivia, asparagi, ed altro ancora non meglio specificato.

Solo nel 2016, 13 nazioni non-UE hanno approvato l’irradiazione come protocollo da effettuare sugli alimenti, soprattutto per l’esportazione verso gli USA, tra le quali:

Australia, Repubblica Dominicana, Guyana, India, Laos, Malesia, Messico, Pakistan, Perù, Filippine, Sudafrica, Tahilandia e Vietnam.

Vediamo qualche Paese in dettaglio

relativamente ai dati forniti dalla rete, ufficiali o meno (quando non ho puntualizzato, la fonte è ufficiale).

Algeria

Ufficialmente irradia solamente ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Arabia Saudita

Pare che qui vengano irraggiati solamente i cereali.

Argentina

Le fonti ufficiali parlano di irraggiamento per aglio, patate, cipolle, erbe e spezie, ma anche per frutta fresca, frutta essiccata, frutta a guscio e cereali.

Australia

Nei documenti ufficiali UE si parla di irraggiamento riguardo a frutta fresca, cereali ed ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, relativamente a questa nazione.

Secondo fonti anglofone d’oltreoceano, nel 2016 l’Australia ha irradiato pomodori, peperoni, uva da tavola, pomodori Cherry, fragole, zucchine, nettarine, meloni, albicocche, mele, pesche, prugne e frutti tropicali come mango, litchees e papaya, sia per il mercato interno che per quello neozelandese.

Attualmente, l’Australia sta esportando verso la Nuova Zelanda, la Malesia, l’Indonesia, il Vietnam e gli Stati Uniti.

Al primo posto degli alimenti irradiati australiani risultano i mango (1480 tonnellate), seguiti dai pomodori (430 tonnellate).

Bangladesh

In questo Paese i cibi irradiati si trovano tra la frutta fresca, gli ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, le erbe, le spezie e i cereali.

Brasile

Irradia ufficialmente aglio, cipolle, patate, cereali, erbe e spezie, frutta fresca e ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Canada

Sempre su base ufficiale, irradia erbe e spezie e ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Cile

In questo Paese si irraggiano erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, ma anche frutta fresca.

Cina

Qui si trovano più tipologie di cibi irradiati: aglio, patate, cipolle, cereali, erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari. E inoltre: frutta fresca, frutta essiccata, frutta a guscio e legumi.

Corea del Sud

Irradiano ufficialmente erbe, spezie e ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Costa Rica

Irradia la frutta fresca.

Cuba

Frutta fresca

Egitto

Aglio, cipolle, patate, erbe e spezie.

Federazione russa

Erbe e spezie.

Filippine

Erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, ma anche frutta fresca.

Ghana

Aglio, cipolle, patate, erbe e spezie, frutta fresca.

Hawaii

Ho trovato solo fonti non ufficiali, ma favorevoli all’irraggiamento, dalle quali risulta che in questo Paese si irradiano le patate viola dolci, i longan, i rambutan, il basilico, il dragon fruit, le papaye, le foglie di curry, le banane e i mango.

India

Questa nazione irradia aglio, patate, cipolle, cereali, erbe e spezie, frutta fresca (tra cui i mango per l’esportazione verso gli USA, dal 2007), frutta essiccata e frutta a guscio, legumi e ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Indonesia

Erbe e spezie, frutta essiccata e frutta a guscio, cereali.

Iran

Erbe e spezie.

Israele

Aglio, cipolle, patate, erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari ed anche frutta fresca.

Libano

Erbe e spezie

Messico

Aglio, patate, cipolle, erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, cereali e frutta fresca.

Fonti non ufficiali affermano che il Messico ha 11 prodotti approvati per il mercato USA, previo irraggiamento, tra i quali le guavas, i peperoncini, i lime ed i fichi.

Nuova Zelanda

Ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari.

Paraguay

Erbe e spezie, ma anche cereali.

Perù

Erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari, cereali e frutta fresca.

Fonti non ufficiali pro-trattamento affermano che questa nazione irradia patate, fagioli, limoni ed ananas per il mercato interno. Per l’esportazione subiscono l’irraggimento: asparagi, uva, mango, avocado, mandarini, melagrane, fichi, peperoni, mirtilli, piselli, annona cherimoya, vegetali ed ancora altri prodotti, sia per il mercato USA che europeo.

Repubblica Dominicana

Fonti non ufficiali pro-trattamento affermano che si irradiano le clementine, l’uva, i pompelmi, i limoni, i litchees, i longan, i sapote, i mandarini, i mango, le arance, le papaye, i peperoni, i pomeli, i pomodori, ed altro ancora.

Siria

Erbe e spezie.

Sudafrica

Erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari e anche frutta fresca.

Fonti non ufficiali riportano che nel 2016 hanno iniziato ad esportare litchees verso gli USA (54 tonnellate), a condizione che venissero irradiati.

Svizzera

Erbe e spezie.

Tahilandia

Erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari ed anche frutta fresca, frutta essiccata e frutta a guscio.

Tunisia

Aglio, patate, cipolle, erbe e spezie, frutta essiccata e frutta a guscio, legumi.

Turchia

Aglio, cipolle, patate, erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari e funghi essiccati.

Ucraina

Erbe e spezie, cereali.

Uruguay

Aglio, cipolle, patate.

USA

I documenti ufficiali europei riportano erbe e spezie, ingredienti di origine vegetale per la produzione di integratori alimentari e cereali.

Fonti non ufficiali anglofone riportano che l’azienda Gateway è leader dell’irraggiamento in America, soprattutto per la carne macinata e le ostriche, ma anche per una grande varietà di altri prodotti, inclusa la frutta.

Vietnam

Ufficialmente irradiano erbe e spezie, cereali e frutta fresca.

Da fonti pro-trattamento non ufficiali si apprende che esportano in Australia litchees e dragon fruit, ed ora anche i mango. La procedura sanitaria richiesta include l’irraggiamento.

Zambia

Fonti non ufficiali affermano che sta costruendo centri di irraggiamento per alimenti, in collaborazione con l’azienda russa Rosatom.

Conclusioni

Il trattamento con radiazioni ionizzanti ha preso piede in buona parte delle nazioni a livello mondiale e la tendenza futura pare essere quella di produrre sempre più cibi irradiati.

Come ho già accennato nell’articolo precedente, per bene che vada, il rischio “minore” è quello di incorrere in carenze nutrizionali per la perdita di nutrienti e le alterazioni subite da alimenti che potremmo erroneamente scambiare per freschi ed intatti.

Ci sono, però, anche rischi maggiori, come quello del recupero abusivo di derrate deteriorate e reimmesse in commercio (già nel 2003, un articolo di Repubblica.it citava la consuetudine denominata “dutching” in Olanda: frutta avariata, irraggiata e rimessa in vendita sotto forma di marmellate), talvolta contenenti tossine già prodotte che non vengono rimosse dall’irraggiamento.

Non voglio affrontare, peraltro, in questa sede, i ventilati rischi di produzione impropria degli isotopi radioattivi con eventuali fissioni nucleari (alle quali accenna il dott. De Santis nell’intervista a Marcello Pamio), perché esula dalla mia competenza.

la frutta è tra i cibi irradiati

Purtroppo il controllo delle etichette non sembra fornire una garanzia adeguata per il consumatore che desideri evitare i cibi irradiati.

Anche se la normativa europea è assai chiara in materia, esistono casi di mancato rispetto, anche all’interno della UE, soprattutto riguardo gli ingredienti degli integratori alimentari a base vegetale.

Nel Regno Unito, ad esempio, nel 2015, i controlli hanno trovato ben 42% di integratori alimentari di tipo erboristico irradiati e non correttamente etichettati.

Si trattava, di prodotti con o a base di aloe, medicago sativa, uncaria tomentosa, arpagofito, aglio, zenzero, ginkgo biloba, ginseng, guaranà, kava kava, serenoa repens, curcuma.

Trattandosi, per la quasi totalità, di prodotti per i quali la UE non autorizza il trattamento con radiazioni, questo risultato solleva molti interrogativi.

Insomma, sempre più nazioni stanno scegliendo l’irraggiamento come metodo di conservazione degli alimenti e prevenzione delle tossinfezioni alimentari ma, nel contempo, si sono dovute identificare complesse procedure di prelievo e di controllo nella grande distribuzione, per valutare se le norme sono rispettate.

Tanti soldi, spesso pubblici, in gioco, sia per costruire i centri d’irraggiamento, sia per attrezzare i laboratori per le metodiche di controllo.

Un enorme circolo vizioso di spesa per produrre alimenti depauperati dal punto di vista nutrizionale e facilmente adulterabili rispetto al processo legalizzato.

Cosa può fare il consumatore, attento alla propria salute, magari anche salutista e/o crudista, che vuole evitare del tutto i cibi irradiati?

Essere in grado di scegliere è importante anche per poter orientare consapevolmente il mercato: sappiamo bene che se il consumo diminuisce, le multinazionali si orientano in modo diverso.

Nel prossimo articolo proporrò le mie deduzioni, alla luce di quanto scritto in questi cenni introduttivi.

Articolo di Megliocrudo.it: citazioni del testo possono essere fatte liberamente solo se si indica chiaramente che l’autore è megliocrudo.it e si inserisce un link che rimandi al contenuto originale su questo sito. Non è permessa la copia di interi articoli; per citazione si intende un estratto dal testo che non superi il 40% del medesimo.

Riferimenti:

Gazzetta Ufficiale Unione Europea, 24/11/2009 – C 283
Direttiva 1999/2/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio
Relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo e al Consiglio – 25/11/2016
Rapporti ISTISAN 4/21
Ministero della Salute – Piano nazionale di controllo ufficiale sugli alimenti e i loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti, 2015 – 2018
Decreto Legislativo 30 Gennaio 2001, n. 94
http://foodirradiation.org/
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/06/29/il-mondo-dei-cibi-sempre-freschi-nuova-guerra.html
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