Quale enterotipo di microbiota stai favorendo con ciò che mangi?


is_150406_intestines_bacteria_germs_800x600Spesso ci si sente dire, dalle filosofie orientali o dai maestri spirituali, che ciascuno di noi è unico ed irripetibile… ma sai, anche dal punto di vista biologico, di avere un particolare enterotipo di microbiota, ossia di microorganismi, all'interno della pancia? In effetti, abbiamo dei tratti marcatamente individuali, come ad esempio le impronte digitali, il profilo del DNA, siamo più o meno sensibili, in modo personale, alle sostanze che ci provengono dal mondo circostante. Nel nostro intestino, poi, conteniamo tutto un mondo di microbi che sono talmente numerosi da costituire un vero e proprio habitat caratteristico, denominato, appunto, "microbiota", sensibile alle scelte alimentari effettuate, al corredo genetico e ad altre variabili.

È definito microbiota umano “l'insieme dei microorganismi simbiontici che si trovano nel tubo digerente dell'uomo”. Noi lo conosciamo con il termine più diffuso di “flora intestinale”, la cui composizione è di fondamentale importanza per il mantenimento di un buono stato di salute.

Questa vera e propria popolazione di batteri, miceti e virus appartiene a diverse centinaia di specie differenti ed il suo numero di geni è stimato essere cento volte più grande dello stesso genoma umano.

Tra le varie funzioni del microbiota c'è quella di scomporre sostanze che il nostro intestino non riesce a processare (ad esempio le cartilagini e la cellulosa) e di sintetizzare la vitamina K (importante nella coagulazione del sangue). Quando la sua composizione è in equilibrio si parla di “eubiosi”, mentre quando è alterata si parla di “disbiosi”. Alcuni ricercatori ritengono che debba essere considerato come un vero e proprio organo che svolge funzioni che non siamo in grado di svolgere altrimenti.

Flora-batterica

Come dicevo in apertura, il microbiota è variabile da una popolazione all'altra, ma anche tra singoli di una stessa etnia, perché dipendente dalle scelte alimentari e dai geni posseduti, anche se alcuni ceppi sono caratteristici dell'essere umano in quanto tale. Alcuni dei batteri presenti nell'intestino sono del tutto innocui, se non decisamente utili, mentre altri, presi singolarmente ed in determinate condizioni, possono essere molto dannosi. È di fondamentale importanza mantenere uno stato di eubiosi, nel quale i batteri benefici tengono, per così dire, sotto controllo la proliferazione di quelli potenzialmente patogeni. Ad esempio, Lactobacillus e Bifidobacteria provocano fermentazione, mentre Escherichia, Bacteroides, Eubacteria e Clostridium provocano putrefazione.

Il tratto digerente dei neonati, originariamente sterile, viene colonizzato al momento del parto dalla popolazione presente nel canale riproduttivo materno ed in seguito tramite l'allattamento ed il contatto con l'ambiente. In questo caso l'eubiosi si forma e si stabilizza entro un mese, mentre se il bimbo viene alla luce con il parto cesareo e non viene allattato, la popolazione del microbiota sarà di provenienza unicamente ambientale. Questo provoca una diversa composizione (nel primo caso più bifidobatteri, nel secondo più enterobatteri) ed un tempo più lungo di stabilizzazione (anche 6 mesi), motivo in più per prediligere un parto e un allattamento il più naturali possibile. In entrambi i casi, però, si può dire che un microbiota diventa “adulto” solo verso i tre anni di età, dopo lo svezzamento ed i vari passaggi di questo primo periodo di vita.

Ma non dobbiamo pensare che la flora intestinale sia presente solo nell'intestino! Essa risiede in tutto il tubo digerente a partire dalla bocca, anche se in concentrazioni inferiori e con una tipologia leggermente diversa. Dalla bocca al colon la densità e la diversificazione vanno aumentando, fino alle migliaia di colonie presenti nell'ultimo tratto.

All'interno di questa molteplicità, sono stati riconosciuti diversi enterotipi (e se ne dibatte ancora), tra i quali i Bacteroides ed i Prevotella, a seconda di quale “famiglia” ha la maggioranza nella microflora intestinale. Essi scompongono gli alimenti in modo diverso, producono differenti sostanze e/o processano particolari molecole. Ad esempio, l'enterotipo Bacteroides è specializzato nel processare i carboidrati, produce quantità importanti di biotina (vitamina H), ha una notevole attività enzimatica e pare si ritrovi maggiormente in soggetti che si nutrono di alimenti di derivazione animale. L'enterotipo Prevotella, invece, pare si trovi più frequentemente nell'intestino dei vegani, metabolizza le proteine e produce tiamina (vitamina B1).

Acetico-butirricoSi è trovato, però, che, con una dieta a base di cibi di derivazione animale, metaboliti microbici come gli acidi biliari secondari, incentivano lo sviluppo di tumori, con un aumento significativo di sostanze cancerogene come il DCA (Acido deossicolico), un acido biliare secondario noto per provocare danni al DNA ed il cancro al fegato. Acidi grassi a catena corta, come acetico e butirrico, invece, hanno azione antinfiammatoria e anticancerogena e la flora intestinale li produce maggiormente a partire da un'alimentazione a base vegetale. L'alimentazione a base di cibi di origine animale risulta, quindi, sempre più implicata nello sviluppo di patologie croniche degenerative su base infiammatoria.

La notizia interessante è che possiamo modificare l'enterotipo del nostro microbiota intestinale mediante le nostre scelte alimentari ed è importante farlo soprattutto per quanto riguarda il lungo termine.

Per valutare questa ipotesi, i ricercatori hanno preparato due diete, una “a base vegetale”, ricca di cereali, legumi, frutta e verdura, e una “a base di derivati animali”, composta da carne, uova e formaggi, entrambe prive di zuccheri raffinati (per testare meglio le due tipologie di dieta vegetale vs animale). Il risultato è stato eclatante: in persone vegane da lungo tempo, la dieta a base animale ha invertito il rapporto tra Prevotella e Bacteroides nella flora intestinale provocando, in soli quattro giorni, la prevalenza dei Bacteroides sulla Prevotella.

Questo riscontro è una prova dell'adattabilità del nostro intestino al variare della possibilità di procacciamento del cibo in epoche remote, rendendo processabile un insieme molto più vasto di possibili alimenti ed è stato sicuramente molto utile alla sopravvivenza della specie. Non dobbiamo dimenticare, però, i prodotti dell'attività dei diversi enterotipi di microbiota che abbiamo visto poc'anzi: per quello relativo alla dieta a base animale si può aggiungere la produzione di idrogeno solforato che danneggia il DNA ed è coinvolto nello sviluppo di patologie croniche intestinali su base infiammatoria, come la colite ulcerosa. Viene, così, ancora avvalorato il legame tra la tipologia di alimentazione a base animale ed il proliferare di microrganismi in grado di innescare uno stato patologico infiammatorio a livello intestinale, mentre l'unico agente relativamente patogeno che si vede aumentare in una dieta a base vegetale è un virus che infetta, però, gli spinaci.

microbiota-grafico

Questi studi confermano la maggiore salubrità di un'alimentazione a base vegetale e l'importanza di coltivare, nel significato letterale del termine, i giusti microorganismi con cui collaborare in simbiosi per perseguire un ottimale stato di salute.

Articolo di Megliocrudo.it: citazioni del testo possono essere fatte liberamente solo se si indica chiaramente che l'autore è megliocrudo.it e si inserisce un link che rimandi al contenuto originale su questo sito. Non è permessa la copia di interi articoli; per citazione si intende un estratto dal testo che non superi il 40% del medesimo.

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nutritionfacts.org/video/how-to-change-your-enterotype

 

Bernard Jensen
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